lunedì 4 luglio 2011


Guardami negli occhi, vedi cose che non capisci?
Sono un mistero? Io credo di no.
Guardi il mio sorriso; cerchi qualcosa che non c'è.
Sono un mistero? Io credo di no. Ascolti la mia voce e mi chiami angelo.
Quest’angelo è carne e sangue.
Non una bambola da mettere in mostra.
Vedi Io non sono un mistero.
Io sono io.
Io sono carne e sangue.
Toccami,non c'è nessun mistero qui.
Carezzami, senti il calore.
Io non sono un mistero, io sono una donna.
Eccomi qui i desideri abbondano
Come un fiore, fiorisco
Non smettere, nemmeno per riposare!
Nessun mistero qui, solo una donna.
Sento il peso del tuo corpo contro il mio
Il tuo respiro ansante sulla mia pelle.
Il tocco forte sulla mia coscia,lo strofinare morbido sul mio petto .
Ora si vede,Io non sono un mistero
Io sono la tua donna...

mercoledì 23 febbraio 2011

...


Ho scritto parole invisibili

sul cuore le tengo per me,

ho scritto nell’anima i miei tormenti,

non li condivido

ho scritto sulla pelle

quanto bramo te

leggi...

L'uomo


Quando attraversava il corridoio, non passava inosservato nonostante la moquette non desse possibilità di udire passi, lei si accorgeva che lui arrivava dal profumo che le inebriava le narici,fin dal primo giorno che l’aveva incontrato in ascensore ,quando i loro sguardi si erano immersi uno nell’altro per un attimo, era ossessivo il pensiero di lui ,si era accorta del modo in cui lui la guardava ,come se volesse con il solo sguardo oltrepassare la divisa che indossava, il fortuito caso aveva voluto che alloggiasse proprio al suo piano lo vedeva spesso . Ogni volta che entrava nella sua camera sentiva il profumo che la invadeva aveva iniziato a fantasticare su chi fosse…e poi la fantasia le era sfuggita di mano arrivando a pensare al calore di un suo abbraccio a come sarebbe stato esser presa da lui.

Entrando ,si guardò in giro ,una camera ordinata da uomo meticoloso sulla mensola un libro di Grishman nessun altro oggetto personale in vista, leggermente fece scivolare l’anta dell’armadio scoprendo una fila di camice sulle grucce di nuovo più forte il profumo la rapì chiuse gli occhi portandosi al viso la manica di una camicia chiuse gli occhi aspirò le parve di arrivare a percepire oltre al profumo l’odore del corpo di lui quando riaprì gli occhi vide riflesso nello specchio lui che la guardava il suo sguardo diverso dagli incontri del corridoio una luce calda lo illuminava,le sorrise lei si scostò dall’armadio senti il viso in fiamme, cercò parole di giustificazione ma non trovò altro che dire mi scusi torno dopo passandogli vicino si senti afferrare per il braccio una stretta forte che la fece fremere,” non così di fretta signora sono molto colpito dal fatto di non esserle indifferente” le disse, mentre gli stringeva le braccia intorno alla vita, lei ammutolita riusciva solo a fissarlo ,si ritrovò le labbra di lui avide sulle sue senza nemmeno poter proferir parola il cervello in fiamme il corpo fremente si abbandonò a quel bacio incurante del resto ….

Continuava a baciarla sentiva le mani che intrufolatosi tra i bottoni le accarezzavano i seni quando si strinse ancora senti il suo membro premerle sulla gamba le sbottonò la divisa la fece scivolare giù quando vide le calze autoreggenti e l’intimo che indossava sorrise

Lei alzo il sopracciglio ricambiò il sorriso e gli sbottonò piano la camicia la tolse e accarezzò il suo petto con le dita e con le labbra si abbasso gli slacciò le scarpe gliele tolse lo liberò di ogni cosa celasse la sua pelle ,repentino lui una volta nudo afferrò il filo del perizoma tirandolo le sfregava il clitoride poi con un gesto veloce lo strappò la liberò del reggiseno le lascio solo le scarpe e le calze la guidò verso la poltrona la fece sedere sul bordo s’inginocchiò e prese a leccarla piano, la lingua completamente aperta le sfiorava la figa, assaporava gli umori che erano abbondanti lo desiderava era fremente sul bordo della poltrona la testa di lui fra le gambe la lingua leccava e penetrava ogni parte si soffermava a succhiarle il clitoride vorace ritornava a invaderla dentro ancora si muoveva verso l’ano si teneva ai braccioli ansimava e gemeva era in estasi scossa da brividi in un susseguirsi di orgasmi senza freno la lingua nell’ano le dita che spingevano dentro implorava d’esser presa lui gli portò le dita alle labbra lei le succhio erano intrise del suoi umori quando arrivò un altro orgasmo le morse , alzò la testa la guardò dicendogli :

“avida non aver fretta hai ancora tempo per godere…”

Quelle parole accelerarono i battiti…

non si sposto continuò a leccarla

sembrava che le forze la abbandonavano ..chiuse gli occhi e si sporse ancora di più dalla poltrona fremeva gemeva scossa dal piacere che gli procurava la sua lingua affondata dentro.

giovedì 10 febbraio 2011

Un giorno banale...


Un giorno banale,un giorno come tutti gli altri

Poi qualcosa …qualcuno

cambia la prospettiva …cambia la sensazione

Che sia il secondo della settimana

il decimo del mese non importa è un giorno

Non importa

il tempo non lo si può cambiare… fermare ….o accelerare.

Possiamo avere potere su talune cose ma non sul tempo

Lo accettiamo scorrere ,lo viviamo

o semplicemente l’osserviamo da spettatori di noi stessi

dipende dal giorno da noi

ricambiamo un sorriso

o tiriamo dritto seguendo la strada

guardiamo o vediamo

ascoltiamo accorti

distratti da altro facciam solo finta

liberi di scegliere o tutto già scritto?

    martedì 8 febbraio 2011

    L'Albero


    All’albero spoglio restano solo radici

    trattengono vita ,

    non è adorno di foglie

    non è allietato dai canti di uccelli festosi

    i rami secchi scricchiolano sotto le ire del vento

    gravano sotto il peso del gelo

    aggrappato alla vita tira via dal terreno la linfa

    si ciba di ricordi

    di quello che un tempo le stagioni gli han dato,

    attende la primavera …con la forza di chi non rinuncia

    di chi si lega alla vita e ne tira fuori il meglio

    superando le tempeste ,piegandosi al vento senza mai cedere alle radici

    martedì 25 maggio 2010

    Re Coglione

    Quella che andrò a raccontarvi ora è la mesta storia del Re coglione che all'origine portava un altro nome. Senza pensar di farne vilipendio o vile pegno di quello stemma infausto che sventola sulla sua testa cercherò di narrarne una trama onesta. La corte intera gli faceva festa a ogni cantone ma varcato che ne ebbe il suo portone tutti gridavano ma che coglione! A chiamarlo con tal nome, la reale corte e sin la plebe ne era avvezza, non solo per quella forma strana che il re ne aveva in testa. Così ovunque lo si appellava nonostante il re coglione di chissà quali poteri si vantava e, ignaro della beffa che si consumava a manca e a destra, continuava a credere di essere un re glorioso e di poter aver gran fama mentre di bocca in bocca si spargeva la sua infamia. Più passava il tempo, più egli se ne convinceva poiché nessuno mai glielo diceva, nemmeno di quel nome per cui era noto e vi assicuro non a torto!
    In moglie aveva una regina di vedute strette e sedere largo che se davvero fosse stata dama lo sarebbe per la sua forma quadra! Tal regina ebbe in dono dalla sua fava madrina una bacchetta con la quale al re batteva in testa per asservirlo ad ogni suo volere levandogli di botto ogni potere ma per non fargli intendere la cosa alle botte ne alternava la carota che un dì scomparve misteriosamente.
    Che fine fece la carota? Chiedetelo alla regina quando si siede storta!
    Girava il re coglione dentro la sua carrozza che era di un colore assai bizzarro similmente ad un verde catarro e il popolo a gridare che tamarro! Passando col suo carrozzone gonfiava la coda come un pavone convinto di aver scelto un bel colore e destarne a corte l'ammirazione e triplicavano le risa alle sue spalle che anche a lui gliene dicevano di balle!
    Che bel colore oh mio signore la sua carrozza! ! Diceva il ciambellano fingendo di invidiarne quella scorza che dal verde catarro cangiava in piscio di cozza!
    Ma che colore ha il piscio di cozza?

    Spiacente non ne conosco la risposta!
    Che a descriverne la tinta non son buona tanto orrenda era quella carriola! La peculiarità che il re coglione aveva era quella di credere di esser un uomo probo e onesto, saggio e tutto d'un pezzo ma la sua vera arte era di raccontarne tante e tutte balle grosse quali mai si videro fra le sue gambe e l'unico senso dell'onore era solo quello di un povero coglione! Mentiva su tutto e tutti senza alcun pudore persino sulla sua vita ne cantava di belle e buone, solo la regina non fiatava fingendo di credere ad ogni balla che sparava. Forse perché dentro lo compativa o forse perché fuori dal regno non usciva che diversamente ne avrebbe sentite troppe e anche sul suo conto se ne sparlava forte. Poiché il re coglione anche sulla regina ne diceva tante e brutte tutte quante! La regina dall'alto del suo dire la verità forse non volle mai sentire ma da tempo ormai sapeva che al suo fianco un re coglione aveva e soltanto con la sua fida amica diceva che il re non teneva manco una minchia!
    Arrivò nel regno una gran dama nulla sapeva di questa sua fama e nel gran cuore che lei ne aveva del re coglione ne ebbe compassione.

    Sì, perché quel che non sapete, brava gente, è che il re come la vide di lei coltivò in segreto una passione!
    E da quel dì la seguiva ovunque ella si trovava rincoglionendosi ad oltranza così da re coglione per variare lo si chiamò minchione!

    La dama che si rese conto di questa sua passione lo portò nel bosco a ballare una paranza con un seguito che fu da mal di panza! Sì, signori e signorine belle che di risate ve ne fareste a crepapelle se dovessi raccontarne la miseria che re coglione teneva fra le gambe!

    Sarebbe caduta la sua boria se ne fosse descritta la piccola cicoria che di qualcuno si potrebbe chiamar pisello ma di lui neanche fagiolo di un baccello! La dama allora non proferì parola e finse di creder a ogni sua parola ma già da allora cominciò a riderne da sola del re coglione del baccello e della carriola!


    Intanto già il popolo mormorava dei suoi segreti a corte, pare infatti che la regina ora lo menasse forte tanto che il nome coglione girava per tutte le porte e più il re pensava che lo si rispettasse meno la derisione lo lasciava... perché la finzione del rispetto a uno che nasce coglione non desta alcun sospetto!
    Ma torniamo ora alla nostra dama che seguiva in ogni balla la sua trama.
    Lo vide un giorno dietro un vetro nella sua regale camera con un capello che non era una corona, ma in cima aveva paglia oddio!

    - si disse allora la dama; ma questo è un asino che raglia!

    E spaventata a tal cospetto, vide fondato ogni suo sospetto!
    Ci vuole poco a indovinar l'intreccio di un re coglione vista la sua vera dimensione... Chi nasce servo non sarà mai padrone. E schiavo ne rimase nella sua testa che la gran dama aveva fatto fessa nell'illusione che di lui era innamorata persa!
    Privo sin dal principio di ogni sorta di potere ella lo prese clamorosamente per il sedere e con gesto svelto levato che gli ebbe quello scettro glielo infilò per bene nel di dietro! Che fine fece il re coglione?

    Vi chiederete voi ed io narrando di rivelare mi diletto che non se lo levò mai più dal posteriore per quanto camminasse da signore...

    Bello dritto e fuori il petto ma della postura rigida ora ne sapete il suo segreto!
    Pare infine a che qualcuno intuendone l'arte nel recitar gli diede una piccola parte e se memoria nel dire non m’inganna lo vidi con il solito capello fatto di paglia a muoversi in mezzo ad un campetto con un bastone a sostituire nel retro quello scettro...
    Ma che parte potrebbe fare un re coglione?

    E in quale film averne fama?

    Nel mago di Oz signori e signore ebbene Si!

    Faceva lo spaventapassere ! Ahahah :-)

    signori la morale è questa che chi nasce con tale testa coglione era e coglione resta!

    Signore per voi un'altra morale: anche chi nasce dama resta tale!
    Riferimenti a fatti, persone e coglioni vari non sono assolutamente casuali!

    giovedì 29 aprile 2010

    La mostra

    La musica alla radio l’aveva svegliata come ogni mattina, dalla persiana socchiusa trapelava un raggio di sole che illuminava la testata del letto. Si stiracchiò nascose la testa sotto il cuscino, non doveva lavorare aveva dimenticato di staccare l’allarme della radiosveglia, ormai ogni tentativo di riaddormentarsi era inutile si alzo preparò il caffè e portandosi dietro la tazza fumante apri l’acqua della doccia mentre era sotto il getto d’acqua calda, si ricordò dell’invito che aveva ricevuto giorni fa, era per quel pomeriggio, una mostra fotografica chissà chi tra le sue conoscenze l’aveva spedito non c’era mittente.

    Si vesti con cura cercò in giro per la casa il’invito, sembrava essersi volatilizzato poi lo trovò l’aveva lasciato in un libro, sorrise leggendolo…” fermo immagine di vita” questo il titolo della mostra, il nome del fotografo non gli diceva niente, continuava a pensare chi l’avesse invitata ma non gli venne in mente nessuno. Uscì per un giro di shopping, un panino veloce in centro era una bella giornata non aveva voglia di starsene in casa e protarse il giro fino all’ora della mostra.

    Arrivò alla mostra che era stata allestita in un’ex fonderia, le travi del soffitto lasciavano cadere fili d’acciaio quasi invisibili, alla base ad altezza d’uomo erano fissate le stampe tutte in bianco e nero con sfumature di grigi molto particolari.

    Girò per la sala silenziosa osservando le foto in giro nessun faccia conosciuta fra i pochi presenti, le foto ritraevano immagini di donne alcune erano dei nudi artistici paesaggi e vecchi edifici a un tratto si paralizzò davanti ad una foto che ritraeva una donna in un letto il lenzuolo tenuto all’altezza del seno occhi felici sorridenti continuò a fissare quella foto fin quando la sua mente non accettò di ammettere che era lei.

    Si appoggio alla parete si guardò in giro come a verificare se qualcun altro nella sala stesse guardando quella foto.

    Lei ritratta quindici anni prima non riusciva a crederci, non si capacitava come quella foto fosse finita in una mostra e un fremito per il corpo le riportò alla mente lui Fez, passione giovanile cominciata e finita nel tempo di poche settimane ma tanto travolgente e coinvolgente da non poter mai evitare di confrontarlo con chiunque altro avesse frequentato dopo.

    Si allontanò dalla foto, le aveva messo addosso ai fremiti, pensava com’era possibile, poi comincio a girare per la mostra chiese del fotografo le dissero che sarebbe arrivato a breve. Si finse interessata ad acquistare un’opera la fecero accomodare in una sala d’attesa. Che cosa avrebbe detto a quell’uomo pensò. Certo non se ne sarebbe andata senza portarsi via la sua foto e senza aver scoperto come l’avesse avuta. L’idea d’esser messa in mostra così nel suo intimo la disturbava l’attesa durò poco la porta si aprì si volto e quello che vide finì di sconvolgerla Fez era lui nonostante gli anni passati non poteva non riconoscerlo anche lui restò bloccato sulla porta per un attimo in silenzio poi si avvicinò e le sorrise.

    Parlò per primo –“sei davvero tu non avrei sperato tanto dall’invito.”

    Lei trovò le parole. Le tremava persino la voce

    -Allora sei stato tu ?certo ora è tutto chiaro adesso, volevi vedessi la foto?

    -No, volevo vedere te, ti ho cercato sai ritrovarti non è stato facile

    Poi la mostra nella tua città, ho trovato il modo per avvicinarti e farti una sorpresa spero gradita andiamo vieni.

    La invitò ad andare con lui una passeggiata voleva parlargli le chiese di aspettarlo doveva solo sbrigare una cosa quando tornò, aveva una cornice impacchettata.

    - è giusto che ora la tenga tu. Le disse

    Uscirono dalla fonderia attraversarono il giardino che li portava al parcheggio e salirono sull’auto di lui, mentre guidava lei lo guardava. Non era cambiato il viso aveva maturato i tratti, sottili rughe segnavano gli occhi il fisico asciutto come anni fa il colore ambrato della pelle le mani lunghe e sottili. Chiuse gli occhi per un attimo sospirò il suo corpo ricordava quelle mani si senti attratta come allora quando era bastato uno sguardo a rivelargli quando lo desiderasse.

    Gli raccontò che dopo esser ritornato nel suo paese aveva lavorato tanto ma non aveva mai abbandonato il suo amore per la fotografia. Così dopo tempo qualcuno l’aveva notato e così aveva iniziato a girare il mondo per le mostre fotografiche il ricordo di te gli disse non mi ha mai abbandonato nonostante gli anni e nuove storie sei sempre viva dentro di me e ogni tanto ripenso a se avessi accettato di venir via con me, oggi dove saremo.

    Lei lo ascoltava in silenzio il suono della sua voce era molto sensuale…le chiese di lei poi sorrise dicendogli: dimenticavo che non ami parlare di te per tirarti fuori qualcosa ci voleva un bel lavoro persuasivo non sei cambiata i tuoi occhi la stessa luce.

    Per me sei ancora la stessa che mi diceva fai l’amore con me fallo adesso ricordi il luogo non faceva differenza eri davvero speciale.

    Non credi che l’età possa avermi dato giudizio, che il tempo mi abbia cambiato, sono passati quindici anni. gli rispose lei.

    Ti guardavo in quella sala, ero nascosto ti osservavo dalla telecamera di sorveglianza il tuo modo di camminare, il tuo sguardo quando hai visto la foto, ho zumato sul tuo viso non ho trattenuto l’emozione che mi ha dato vedere la tua espressione come allora bellissima e impertinente lo stupore, non riesci a nascondere quello che provi ricordo ancora la tua freddezza nel dirmi che era solo sesso e che non avresti sconvolto la tua vista per quello.

    Così ho sempre pensato a te, a cosa poteva essere se non fossi stato costretto ad andare via, se tu fossi venuta via con me, se e ma non portano lontano la vita è andata a vanti ma il destino ha voluto che venissi qua dov’eri te è stato un caso ma sapevo che vivevi qui e non potevo non rivederti.

    Aveva parlato in fretta la voce calma, Così seppe anche lui in quest’anni l’aveva pensata strano che una storia così breve lasciasse segni per anni e rivedersi ora la faceva sentire confusa, quel desiderio riaffiorava in entrambi come se il tempo l’avesse tenuto serbato intatto.

    Si fermarono in un ristorante mentre cenavano lui le sorrise dicendo è la prima volta che mangiamo insieme non abbiamo mai trovato il tempo se non per starcene rinchiusi da qualche parte…. La cena proseguì ricordando di loro poi l’argomento passò al presente e si ritrovarono a ridere e scherzare.

    Dopo la cena uscirono dal locale l’aria della sera le aveva dato un po’ di sollievo, sentiva il calore invaderla ogni volta che lui la guardava o la sfiorava. Si fermarono al muretto del bel vedere la città illuminata e ancora in movimento nonostante l’ora tarda da lassù era stupenda. Gli si avvicinò la fisso negli occhi e la baciò rispose al bacio strinse le mani intorno alla sua vita e si rese conto che il tempo non aveva cancellato niente del ricordo di lui il bacio fu all’inizio tenero quasi sfiorato poi divenne irruento si senti spingere verso il muro stretta fra le sue braccia chiese solo che quella notte durasse il più possibile.

    Si stacco, i suoi occhi riflettevano la luce della luna rimase a guardarlo in silenzio. Lui le sussurrò resta con me stanotte e le afferrò la mano si lascio guidare fino al suo albergo. Entrarono nella stanza appoggiò su una sedia il ritratto e rimase ferma tutto era accaduto in fretta che non riusciva ancora a rendersi conto se fosse reale o solo frutto della sua immaginazione. Lui le cinse la vita, la guidò verso il letto la fece stendere le sfilò le scarpe continuava a guardarla. Si sbottonò la camicia e la lanciò via, le fece per avvicinarlo lui la trattenne sul materasso alzo il tallone allungo le mani sotto la gonna e sfilò una calza, la portò ai suoi polsi e li lego alla testata del letto, prese a sfilargli l’altra calza si abbasso per baciarla e lei capii che voleva bendarla fece resistenza, fammi guardare gli disse, no sussurro lui" dopo". La bendò, dal sottile nylon della calza ora vedeva solo un fioco luccichio di luce e la sagoma di lui sfumata dal nero. Senti le dita di lui che sbottonavano la camicetta il tocco sulla pelle le procurava tremiti sentiva il suo respiro, la liberò del reggiseno le sfilò la gonna uno strappo secco e veloce la liberò del perizoma, percepì il respiro di lui sui seni le mani che li avvicinavano le dita che premevano i capezzoli. Le labbra percorrevano il ventre verso il basso senti la lingua sull’inguine poi le labbra e quando la punta della lingua le sfiorò il clitoride ebbe un fremito più forte. Le leccava gli umori che l’attesa gli aveva provocato, la testa di lui fra le gambe invadeva il suo corpo di un piacere immenso, i gemiti aumentarono inarco la testa indietro alzando un po’ la schiena la lingua di lui la penetrava come un piccolo pene, scendeva giù lambiva l’ano ritornava dentro, nella stanza la sua voce smorzata dal piacere arrivò l’orgasmo, gridò strinse le gambe lui le riaprì e ricomincio, gli chiese di slegarla, lui la ignorò continuò, orgasmi di cui non teneva il conto arrivavano ormai non pensava più si lasciava trasportare dal piacere passivamente abbandonata a quella sublime tortura.

    Un altro orgasmo e gridò di nuovo più forte lui si avvicinò all’orecchio le sussurrò mi sei mancata tanto ora solo tocco con mano quanto sei dentro di me.

    La baciò un bacio profondo il suo sapore le invase bocca.

    La slegò e la sbendò finì di spogliarsi ed entrò in lei con lo sguardo fisso nel suo, quando il piacere la portava a chiuderli lui le diceva guardami ….le mani appoggiate sul materasso si teneva alzato e la guardava i gemiti si confondevano e lui ogni volta le chiudeva la bocca con baci le succhiava la lingua insieme l’orgasmo furioso li prese rimasero attaccati stretti lui le carezzava i capelli scompigliati ripetendogli quanto fosse bella così.

    Piano mentre lei era supina lui si mise su di lei senti il suo membro rinvigorito premere sulle natiche scivolò da sotto a lui e andò a succhiarlo discese con la lingua sui coglioni li succhiò forte mentre lo stringeva fra le mani senti il respiro di lui farsi più accelerato riprese il membro fra le labbra e iniziò a muoversi alternando movimenti lenti a movimenti veloci ogni alta che arrivava alla cappella alzava lo sguardo, mentre gli girava la lingua intorno lo guardava e lui gli diceva piccola strega.

    Con la voce smorzata dal piacere continuò in quel modo fin quando senti il seme invadergli la bocca succhio ancora guardandolo gustandosi la visione del suo viso contratto dal piacere si sdraiò accanto a lui lo baciò ora lei dava a lui il suo sapore, uno accanto a l’altro riposarono senza parlare, non avevano da dire bruciate dalla passione le parole non uscivano bastavano gli sguardi che si scambiavano lo sfiorarsi così comunicavano.

    Si strinse di nuovo, lei capi portò la mano giù al membro le sorrise.

    non sei cambiato per niente in questo gli disse.

    La volto di spalle e gli rispose straghetta non sembri dispiaciuta anzi.

    Ora il membro premeva all’‘ano entro piano poi affondò il ritmo si fece veloce le mise una mano sotto la pancia e la spinse ad alzarla dal letto, le teneva i fianchi e si spingeva dentro sempre più, spostò una mano la attorciglio nei capelli e fece in modo che lei lo guardasse spinse ancora di più non riusciva a reggersi bene se non la tenesse lui sarebbe scivolata via godevano insieme il piacere aumentava sentiva i suoi umori scivolarle lungo le gambe quando il ritmo si fece quasi violentò arrivò l’orgasmo grida gemiti si confusero si rilasciò su di lei e la baciò sfiniti ormai furono vinti dal sonno ………….

    Quando lei Apri gli occhi il sole era alto si guardò intorno vide il suo ritratto sulla sedia senti scorrere l’acqua in bagno la mente realizzò dove fosse ripensò alla notte passata, come un automa si rivesti prese un rossetto dalla borsa e sullo specchio dell’entrata scrisse Addio prese il ritratto le sue cose e uscì.

    Camminò parecchio prima di prendere un taxi per andare a recuperare la sua macchina addosso ancora il suo odore.

    Uscito dal bagno, vide il letto vuoto si guardò intorno, il ritratto non c’era più capì prima ancora di leggere sullo specchio, pensò che davvero non fosse cambiata, non si poteva tenere legata a meno di non legarla davvero.